Notre Dame de Paris

 

Notre Dame de Paris, capolavoro di un allora giovane Victor Hugo, non è una lettura facile, ed è bene tenerlo presente, perché bisogna essere consapevoli del guaio in cui, forse, vi caccerete un giorno e, forse, vi ritroverete a pensare a questo post. Se poi l’avete già letto, scrivetemi se la vostra esperienza rispecchia un po’ la mia. 

 

Le prime cinquanta pagine sono state una montagna da scalare, un ostacolo quasi insormontabile, e ciò che mi ha spinto a proseguire è stata solamente la certezza che, prima o poi, Quasimodo, Esmeralda, Febo e Frollo avrebbero fatto la loro apparizione.

Peccato averli a spizzichi e bocconi, qua e là, in mezzo a pagine e pagine di digressioni dell’autore: gli elenchi infiniti di dignitari e personaggi dimenticabili e dimenticati, le sue opinioni politiche, la sua teoria sull’arte gotica che supera quella rinascimentale o sulla stampa destinata a soppiantare l’architettura... Hugo, insomma, si intromette di continuo, è prolisso, esagerato, e, per quanto dotato di un bell’umorismo, a tratti avrei voluto potergli dire: “E vai al sodo!”.

Ma quando ci arriva - al sodo, dico - ci arriva in maniera formidabile.

E Frollo diventa uno dei personaggi più complessi di cui si possa leggere: uomo di scienza, medico, alchimista, uomo di chiesa, innamorato di una zingara. In grado di provare amore fraterno e sentimenti caritatevoli nei confronti di uno storpio che, se non fosse per lui, sarebbe stato gettato nel fuoco, per poi precipitare nella lussuria, nella gelosia più cieca e nella follia. Un conflitto dietro l’altro e mille sfumature. 

Abbi pietà di me! Tu ti credi sventurata: ah! non sai che cosa sia la sventura. Amare una donna: esser prete! Amarla con tutto il furore dell’anima; sentire che si darebbe per il suo più piccolo sorriso, il proprio sangue, le viscere, il buon nome, la salute, l’immortalità, l’eternità, questa vita e l’altra: piangere perché non si è re, geni, imperatori, arcangeli, Dio, per poterle mettere un più grande schiavo ai piedi; sognarla tutta la notte, pensarla tutto il giorno, vederla innamorata di una livrea da soldato! e non avere da offrirle se non una sudicia sottana da prete, non metterle paura e disgusto!


Le descrizioni di Esmeralda sono lettere d’amore, preghiere a una donna angelo o a una divinità pagana, ma si può cogliere anche l’immaturità di una quindicenne: è ancora superficiale e davvero troppo ingenua. È stata una tortura leggere del suo processo, della prigionia, dei ricatti a cui non ha mai ceduto. E, ogni volta che le capita qualcosa, si spera che ne venga fuori e riesca a salvarsi. 

 Attorno a lei, tutti gli squardi erano fissi, tutte le bocche aperte; e davvero, a vederla danzare così al suono di un cembalo che teneva alto sul capo con le sue braccia bianche rotonde, vestita di un bustino d’oro senza pieghe, di una veste variopinta che ondeggiava, le spalle nude, le gambe sottili che si mostravano di tanto in tanto, i capelli neri, gli occhi fiammeggianti, sembrava una creatura non terrena.


Di Quasimodo si percepiscono il dolore e la pena che deve aver provato nell’essere trattato come il mostro che non è, ma che è praticamente diventato. Ormai è ridotto a un press’a’poco, è parte integrante della Cattedrale che lo ospita.

 D’altronde bisogna rendergli giustizia: la cattiveria non era innata in lui. 

Dai suoi primi passi in mezzo agli uomini si era sentito e poi visto disprezzato, scartato, respinto. La parola umana per lui era stata sempre o uno scherno o una maledizione. Crescendo, non aveva trovato altro che odio intorno a sé, e aveva acquisito, aveva preso la cattiveria di tutti, aveva raccolto l’arma con cui gli altri lo avevano ferito.


Mentre a Febo ("gli piaceva la taverna, con tutto quel che segue: non si sentiva bene se non in mezzo al parlar grasso, alle galanterie soldatesche, alle bellezze facili e alle conquiste pronte!") nessuna trasposizione ha mai reso giustizia: è lui, rozzo cavaliere dall’armatura dorata, il vero mostro, ed è l’unico ad avere un immeritato lieto epilogo... sebbene Hugo ci tenga a far sapere che il matrimonio sia una “fine tragica”! (L’ho detto che è simpatico!)

 

Si aggiungono altri bei personaggi: Gringoire, filosofo chiacchierone pazzo di Djali la capretta; Jehan, studente squattrinato e fratello di Frollo; la reclusa del Buco dei Topi, che ho adorato perché ricorda la monaca di Monza. E poi c’è Notre Dame con le sue statue, i suoi gargoyles e le sue campane, e c’è Parigi coi suoi abitanti e i mascalzoni della Corte dei Miracoli, e ne vengono fatti dei resoconti stupendi. Da prendere l’aereo, salire su per le scale della Cattedrale col romanzo in mano e verificare se ciò di cui si parla ancora esista. 

Qualche stella si attardava spegnendosi qua e là, una brillava ancora a levante in mezzo al chiarore del cielo. Il sole doveva stare per sorgere. Parigi incominciava a muoversi. La luce purissima e bianchissima dell’oriente metteva in risalto tutti i piani delle sue mille case da quel lato; e l’ombra gigantesca dei campanili andava di tetto in tetto da un capo all’altro della grande città. Certi quartieri erano già tutti i tesi e rumorosi. Qua un rintocco di campana, là un colpo di martello, laggiù il cigolio complicato di un carro. Già si alzava fumo dai tetti, come dalle fenditure di un’immensa solfara. Il fiume che corruga le sue acque contro gli archi di tanti ponti, contro le punte di tante isole, era tutto arabescato d’argento. Intorno alla città, oltre i bastioni, la vista si perdeva in un grande cerchio di vapori fioccosi attraverso i quali si scopriva confusa la linea infinita della pianura e le graziose curve delle colline. Ogni sorta di fluttuanti rumori si disperdeva su quella città semidesta. 

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Dracula di Bram Stoker: il romanzo.

 

Dracula è un bel romanzo, un capolavoro del genere, anche se forse non un capolavoro letterario.

I critici non lo hanno mai considerato in modo particolare, a quanto ho letto, a causa della pessima scrittura di Stoker.

Riccardo Reim - che ha curato tutte le introduzioni al romanzo che son riuscita a trovare e si è occupato anche della traduzione - ritiene invece che si tratti di  “uno stile volutamente imperfetto, e non un'inconsapevole incuria”.

 

Effettivamente oggi non è considerato strano adottare uno stile un po' rozzo e persino sgrammaticato per adattarsi al contesto: se a parlare fosse un bambino, non sarebbe credibile un linguaggio forbito; se a parlare fosse un napoletano, un sardo, un romano, ecc. non sarebbe strano leggere frasi in dialetto; se a parlare, perciò, fosse un vecchio signore olandese che non conosce alla perfezione la lingua inglese, come il professor Van Helsing, non avrebbe alcun senso fargli costruire le frasi correttamente o mettergli in bocca parole che non potrebbe conoscere. 

Stoker ha fatto un lavoro certosino con la ricostruzione storica e geografica: è giusto che il realismo sia aumentato dal linguaggio.

Se poi ciò che gli si rimprovera fosse l'eccesso di dettagli nelle descrizioni potrei anche capirlo, però è un espediente per rallentare la lettura e nel contempo aumentare la suspence.

 

Il romanzo si presenta come una raccolta di lettere, di pagine di diario, di biglietti, di ritagli di giornale e persino di parti del diario di bordo di una nave. Ciò serve ad aumentare ulteriormente la verosimiglianza della storia, nel tentativo di convincere il lettore che si tratta di fatti realmente accaduti e, inoltre, consente di narrare la stessa vicenda da più punti di vista. I narratori sono quasi quanti i personaggi in gioco e ognuno conosce i fatti verificatisi perché legge i diari e gli appunti degli altri. Noi lettori veniamo a conoscenza della vicenda nello stesso modo e, se il romanzo parte come il più classico dei romanzi gotici (il signor Jonathan si ritrova intrappolato nel castello di Dracula e ne è spaventato, giustamente, quasi a morte), poi si trasforma in un giallo ambientato ora in Inghilterra, ora in Transilvania. C'è la vittima - necessaria per far iniziare il viaggio -, il colpevole, l'investigatore, gli aiutanti, la donna in pericolo; c'è persino un pazzo in manicomio che infittisce il mistero. È un puzzle che si ricostruisce pezzo per pezzo con molta, forse troppa, calma.

 

Da evidenziare anche l'elemento erotico del romanzo.

Il vampiro deve essere un seduttore per attirare le sue giovani vittime; Stephen King rileva anche sesso orale (i vampiri son morti dalla vita in giù, tranne che il già citato Edward-Luccico-Cullen che se la spassa parecchio con la sue Bella), necrofilia e pedofilia (basti pensare a Lucy). C'è anche chi ha parlato di orge (le spose di Dracula) e di attrazione verso persone dello stesso sesso (Dracula dice: “Quest'uomo mi appartiene!”), così, per non farsi mancare nulla e andare ulteriormente contro la repressione sessuale tanto in voga in epoca vittoriana. Non che l'omosessualità fosse chissà quale novità perché già in Carmilla, racconto di Le Fenu, la vampira omonima dice a Laura, la sua vittima: “Tu sei mia, sarai mia, io e te siamo una cosa sola per sempre”. Il che fa intuire a chi altri potrebbe essersi ispirato Stoker per il suo personaggio.

 

Riporto poi un brano tanto per far capire ai Lettori cosa potesse essere considerato erotico a fine '800:

La sua mano sinistra stringeva entrambe le mani della signora Harker, tenendogliele staccate dal corpo e con le braccia completamente distese; la mano destra era avvinghiata alla nuca di lei, e le forzava il viso contro il proprio petto. 

La bianca camicia da notte della donna era imbrattata di sangue e un rivolo rosso e sottile scorreva sul petto dell'uomo, messo a nudo dall'abito strappato. Il loro atteggiamento ricordava il gesto imperioso di un bambino che spinge il muso di un gattino in una scodella di latte, per costringerlo a bere. (…). Sul suo viso ho visto affiorare l'espressione diabolica che avevo sentito descrivere. Gli occhi, infuocati da una feroce passione, lanciavano lampi; le larghe narici del bianco naso aquilino si dilatavano frementi, e i denti bianchi e acuminati, dietro le labbra tumide di una bocca stillante di sangue, battevano come quelli di una bestia feroce”.

L'unico personaggio descritto nel suo aspetto è Dracula:

 

Il Conte ha “Il volto aquilino – decisamente aquilino-; il naso sottile con una gobba pronunciata e narici stranamente arcuate; la fronte nobile e spaziosa; i capelli radi sulle tempie, ma abbondanti sulla testa; le folte sopracciglia, quasi si congiungevano sul naso, e i ciuffi parevano arricciarsi tanto erano abbondanti. La bocca, per quel che si scorgeva sotto i folti baffi, era rigida e con un profilo quasi crudele. I denti bianchi e stranamente aguzzi, sporgevano dalle labbra, il cui colore acceso rivelava una vitalità stupefacente per un uomo dei suoi anni. Le orecchie erano pallide, appuntite; il mento ampio e forte, le gote sode anche se scavate. Tutto il suo volto era soffuso d'un incredibile pallore”.

 

Da questa pagina di descrizione - perché prosegue, ma non intendo riportarla per intero - ogni persona che ha letto (o leggerà) il romanzo ha tratto qualcosa di diverso e si è immaginata il proprio Dracula: il mio, per esempio, non è baffuto e ha i capelli grigi e  impomatati.... ormai mi riuscirebbe davvero difficile immaginarlo diversamente!

 

Degli eroi della storia invece non si sa quasi niente: è ribadita giusto la bellezza/dolcezza di Lucy, la bontà/intelligenza della signora Harker, e degli uomini si mette in evidenza il coraggio e l'ardore. Sono indistinguibili l'uno dall'altro, sullo sfondo, come per chiarire che loro servono solamente in quanto Dracula, incarnazione del male, dovrà essere sconfitto, però è lui l'unico e indiscusso protagonista della storia, quello che da il titolo al romanzo. Si avverte il suo peso anche quando non è presente (e appare davvero poche volte in forma umana!), ma rimane l'ombra e il pensiero fisso degli altri personaggi.

 

Se poi vi interessa un'opinione personale, miei Lettori, è un ottimo romanzo dell'orrore e un bel giallo. Di questi tempi,  abituati come siamo ai mostri e diventati ormai scettici, ci vuole ben altro per spaventarvi, ne son certo ma non si può mai dire!

 

 

 

E, siccome adoro i parallelismi tra film e libri, mi permetto di consigliarvi un ottimo film di Coppola, Dracula di Bram Stoker, con Gary Oldman e Winona Ryder in primis, poi Anthony Hopkins, Keanu Reeves e LaSempreConLeTetteAlVento Monica Bellucci . E' stato anche premio Oscar ai costumi  e trucco per le incredibili trasformazioni di Gary Oldman e ha avuto altri premi e nomination varie. Per questo post ho preso tutte le immagini da quel film proprio perché, pur non rimanendo del tutto fedele al romanzo, non ne intacca mai lo spirito e di base evidenzia gli stessi elementi: il sacro, l'orrore, l'eros. Viene aggiunta una bella storia d'amore e altri dettagli inventati di sana pianta, ma per me resta una buona interpretazione, e magari vi ho aiutato a trovare un bel film da guardare in compagnia stanotte.

 

 

Buon Halloween!  

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Dracula di Bram Stoker: il contesto.

Premessa ignorante e assolutamente inutile


Guardare Fracchia contro Dracula prima di leggere il romanzo di Stoker è come spararsi Balle spaziali prima di Star Wars o Hot Shots prima di Top Gun: certe immagini restano impresse nella mente per poi saltar fuori nei momenti meno indicati, andando a togliere ogni minima credibilità al libro che si sta leggendo o al film che si sta guardando. Non importa cosa facciate per rimediare: ormai il danno è fatto e quel libro/film ve li siete giocati per sempre.

In parole povere, mai guardare una parodia PRIMA!

 

…errore che io ho fatto con Dracula e, infatti, nei momenti che dovevano essere di tensione, mi veniva da ridere.

 

Maledetto sia Fracchia!

 

 

Fine dell'inutile premessa e inizio del discorso più o meno serio.

Dracula è un bel personaggio, uno di quelli che tutti sanno chi sia e, paradossalmente, nessuno conosce veramente: è il mostro coi canini aguzzi che all'occorrenza si trasforma in pipistrello, svolazzando di qua e di là alla ricerca di povere verginelle per nutrirsi del loro sangue.

 

Bene. Dracula è anche questo, però si può scavare più a fondo esaminando il romanzo che lo ha consacrato all'eternità.

 

...consacrato ulteriormente all'eternità, visto che Dracula è già immortale di suo…

 

Battutona!

 

Ok, ora basta.

 

Oggi cercherò di riportare quel che so sul genere gotico, sulle controverse origini del vampiro e sul romanzo di Stoker. E, siccome non mi è stato concesso il dono della sintesi, dividerò il discorso in due parti, pubblicando il resto tra qualche giorno. 

Il romanzo gotico  (molto in generale)

Verso la fine del '700 iniziano a riscuotere successo romanzi e racconti dalle trame intricate e dal linguaggio stravagante, ambientati in castelli infestati, rovine o paesaggi selvaggi e in cui l'elemento predominante era il mistero. Per essere proprio precisi precisi, tutti i romantici ricercavano il sublime e gli autori di tali romanzi credevano in una connessione tra il sublime e il terrore.

Ovviamente la Austen fu una delle persone più severe nei confronti di questa corrente e scrisse un romanzo, L'Abbazia di Northanger, che si può sicuramente definire una parodia del genere. L'eroina di questa sua opera, Catherine, rimane talmente affascinata dai romanzi gotici da non riuscire più a distinguere la realtà dalla fantasia, interpretando banali esperienze che le capitano all'interno dell'abbazia in chiave horror, almeno fino al punto in cui “Le immagini romanzesche erano svanite, Catherine aveva aperto gli occhi (…). Si sentiva profondamente umiliata e le sue lacrime erano amare”. Non credo che la Austen volesse criticare apertamente e in modo totale il genere, però era una donna sobria e sicuramente il romanzo gotico è eccessivo in molti suoi aspetti, così come erano eccessive le persone che leggendoli ne rimanevano terrorizzati prendendo poi fischi per fiaschi e vedendo mostri e misteri ovunque andassero. La Austen fa riferimento ai racconti di Ann Radcliffe, però ci sono anche altri esponenti del genere tra cui Walpole e Lewis.

 

E soprattutto si deve citare l'opera più famosa, riconosciuta dalla critica e ancora oggi letta in ogni parte del mondo. No, non è Dracula, ancora lontano nel tempo, bensì Frankenstein di Mary Shelley. È il romanzo gotico che ha posto le basi per i romanzi di fantascienza, al punto che alcuni dubitano persino della sua appartenenza al primo genere.

 

A proposito segnalo una raccolta edita dalla Newton: c'è il Mammut cartaceo oppure, per i risparmiatori, la versione Ebook. 

 

 

Dopodiché il genere è andato sempre più in declino, riuscendo però a influenzare la letteratura contemporanea e successiva: basti pensare a Jane Eyre di Charlotte Bronte, un romanzo veramente ricco di spunti gotici (castello in un luogo sperduto, voci e risate spaventose nel cuore della notte, ecc. anche se Jane è molto razionale e il mistero fa da semplice cornice alla storia d'amore ) o a Cime tempestose di Emily Bronte, a Grandi Speranze di Dickens, ai racconti di E. A. Poe. O, ancora, a Lo strano caso del dottor Jekyll e signor Hyde di Stevenson e poi a tutta la letteratura horror, a partire dal Dracula di Bram Stoker, che potrebbe essere considerato un romanzo gotico “tardivo”.


Le origini del vampiro

Il mito del vampiro non è nato con il Dracula di Stoker che, al contrario, è stato l'ultimo arrivato. Il piccolino della famiglia. Unu pippìu.

 

È invece una leggenda originaria dei Balcani - molto diffusa in Slovenia - dove si tramandavano storie di persone insoddisfatte, magari perché morte troppo giovani, che risorgevano per dare il tormento ai vivi e bere il loro sangue. Ragione sufficiente per seppellire i defunti con gli oggetti più utili, in modo da togliere loro ogni scusa per uscire dalla tomba; oppure, per scongiurare definitivamente la loro resurrezione, i cadaveri venivano bruciati, trafitti con paletti o decapitati. Quando si voleva essere gentili, perché ho letto di trattamenti peggiori.

Comunque l'idea che i morti potessero andarsene a passeggio è antica: li temevano i babilonesi, gli egizi, i romani, gli etruschi, ecc.

La leggenda si diffuse nell'Europa cattolica anche grazie all'ignoranza del basso clero, che contribuì ad alimentare tali superstizioni: si possono leggere infatti gli atti dei processi tenuti a cadaveri per stabilire se si trattasse o meno di vampiri, o i documenti sulle epidemie di vampirismo, ed in Inghilterra erano persino state emanate  leggi  per prevenire e nel caso affrontare la "piaga" dei risorgenti.

 

Tali leggende vennero poi riprese dagli scrittori gotici, sempre in cerca di nuovi mostri per i loro racconti. E a diventare vampiri erano rozzi contadini privi di qualsiasi fascino... persone che insomma avevano poco da spartire con i vampiri moderni!

Fondamentale a questo punto Polidori con il suo The vampyre, racconto di enorme successo attribuito in un primo momento a Byron, poeta all'epoca famosissimo, oltre che per le sue opere, anche per le sue stravaganze e i suoi flirt. Polidori era il suo medico e assistente, e si dice che il vampiro da lui creato, Lord Ruthven - aristocratico colto e impunito seduttore - fosse ispirato a Byron. Quindi, prima di Dracula, il vampiro più famoso era Lord Ruthven. Dire Lord Ruthven allora, equivaleva a dire vampiro.

E c'entra poco coi vampiri - però son cose succose da sapere - Byron è stato d'ispirazione anche per Glenarvon, il più famoso romanzo di Lady Caroline Lamb, nobildonna che intrattenne un'intensa relazione con Byron e che, ad un certo punto, vedendosi respinta, decise di scrivere e pubblicare un ritratto non proprio lusinghiero dell'ex amante, giocandosi lei il resto della sanità mentale e la reputazione, mentre lui se ne vergognò un po' all'inizio, per poi tornare alla vita di prima.

 

Anche Goethe trattò di vampirismo, e così Gogol, Maupassante, Dumas, Hoffman e un'altra cinquantina di autori.

Se poi volete leggervi questi racconti perché vi ho incuriosito (e dunque ho fatto bene il mio lavoro) esiste una raccolta sempre della Newton con tanti vampiri a pochi euri.

 

Infine c'è stato Edward Cullen...

 

No, prima c'è stato Dracula!

 

L'idea di Dracula venne a Stoker in sogno - o per meglio dire in un incubo - dopo un'indigestione di gamberi. Sono serio. Decise così di documentarsi per dare al suo personaggio delle solide basi storiche e rendere il romanzo attendibile. Vlad Dracul, infatti, è realmente esistito.

 

Ci sono due teorie a proposito del nome Dracula.

  • Teoria uno: Dracula deriverebbe da “drac”, parola romena che significa “diavolo”. Controllare su Google translate per credere.
  • Teoria due: Dracula deriverebbe dal drago, simbolo sull'insegna di Vlad II (e anche simbolo del diavolo). Il figlio di Vlad II, Vlad III, avrebbe ereditato il soprannome del padre (“draculea” infatti significa “figlio del diavolo”) e sarebbe passato alla storia come “l'impalatore”, giusto perché dei suoi nemici ne faceva spiedini. Nulla di strano che sia rimasta di lui una sinistra fama; e nulla di strano che Stoker lo abbia trasformato in un vampiro, creatura del diavolo.

Insisto con questa faccenda del diavolo perché nel romanzo i riferimenti al cristianesimo sono innumerevoli. Dracula è l'anticristo: Cristo dona il proprio sangue, mentre Dracula lo porta via; Cristo è agnello e Dracula comanda il lupo; Cristo è colomba, invece Dracula è pipistrello. (Questa faccenda l'ho notata dopo aver letto qualche riga di un saggio che non trovo più e di cui non ricordo il nome, ma c'entrava con l'orrore e l'estetica del vampiro). Dracula e gli altri vampiri del romanzo poi non sopportano la luce del sole, le croci, l'ostia benedetta e tutto ciò che è buono su questa terra. Non sopportano nemmeno l'aglio e questo, sinceramente, non lo capisco. Non colgo il riferimento. Magari l'odore non piaceva particolarmente e si è deciso che tanto sarebbe bastato per tenere lontano un vampiro.

 

E so più di Dracula che di Stoker. Su di lui è stata scritta una - suppongo possa esser ritenuta - pessima biografia che si limita ad indicarne luogo e data di nascita e di morte (Dublino, 1847-1912) e a segnalare l'amicizia esistente con Irving, attore molto conosciuto all'epoca e a cui, si dice, Dracula somigli. 

 

Per oggi suppongo possa bastare così. Ad Halloween si va avanti con l'analisi del romanzo vero e proprio, giusto per entrare meglio nello spirito della festa! 

 

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Orgoglio e pregiudizio - Libri & Cinema

Confido nel fatto che abbiate letto Orgoglio e pregiudizio, perciò posso scrivere degli annessi e connessi...

 

Non è vero. Non mi fido affatto di voi. So per esperienza che i non-Lettori sono pigri!

Mi dispiace deludervi: Orgoglio e pregiudizio va letto almeno una volta nella vita. Da tutti. Se state pensando che sia un romanzo “da femmina” e che devo passare sul vostro cadavere prima di vedervi entrare in libreria e comprare un libro del genere, beh, iniziate a recitare le preghiere! Scherzo… forse. Nel dubbio io lo leggerei.

E non cercate la trama su Wikipedia: è come imbrogliare! Siate coraggiosi e afferrate il toro per le corna! Questo romanzo è oggetto di studi ancora oggi ed è fonte d'ispirazione per centinaia tra libri, film e sceneggiati . E poi è stato scritto da una gran donna (o almeno io la immagino così). Perciò leggetelo, immaginatevi i paesaggi, la storia, i volti dei personaggi e, se una volta terminato il libro sentirete un po' la nostalgia di quel bel mondo dorato, avrete l'imbarazzo della scelta.

Di recente stavo preparando un esame abbastanza palloso (si può scrivere palloso?) perciò avevo bisogno di un diversivo per non impazzire. In questo frangente ho guardato uno sceneggiato del 1995 con Colin Firth nella parte di Mr. Darcy (Mark Darcy de Il diario di Bridget Jones vi dice niente?). Bello. Sono sei puntate di cinquanta minuti ciascuna, per cui saziano. E pur di non studiare avrei guardato qualsiasi cosa, perciò potrei essere poco oggettivo.

Non trovo un appunto da fare: è molto fedele al romanzo, si distacca poche volte e, quando accade, risulta veramente piacevole. Per esempio è diventata un cult la scena in cui Mr. Darcy, senza alcun motivo apparente, si fa un tuffo nel lago e si ritrova con la camicia fradicia. Non che avesse un fisicaccio, tuttavia diverse generazioni di spettatrici ancora se lo sognano la notte.


Il mio cuore però appartiene al film del 2005, candidato anche a vari premi tra cui il Premio Oscar per la Miglior attrice protagonista, Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior colonna sonora .

Il cast è una meraviglia per gli occhi, almeno per i miei. Ci sono tante facce conosciute: Rosamunda Pike, Judy Dench, Carey Mulligan; il Presidente Snow e Johanna, a quanto pare sopravvissuti agli Hunger games; e soprattutto c'è Keira Knightley - che cognome allucinante: ho dovuto ricontrollare dieci volte – che adoro fin dai tempi di Sognando Beckham.

Il film è abbastanza fedele al libro, anche se meno rispetto allo sceneggiato del '95 che, ovviamente, con quasi sei ore a disposizione, aveva la possibilità di perdersi nei dettagli. E ci sono più slanci emotivi e pathos, forse per renderlo più appetibile per un pubblico moderno, però non dispiace.

Amo questo film talmente tanto che l'ho fatto sorbire alla mia povera famiglia un bel po' di volte, al punto che  si sono stufati, che si rifiutano di rivederlo e che mi sono dovuto comprare il dvd per potermelo riguardare da solo. Che amarezza.


Ho visto anche dei film che non mi sono piaciuti affatto.

Innanzitutto Orgoglio e Pregiudizio del 1940 lo salterei o lo guarderei prima di leggere il libro, altrimenti risulta terribile. Poi i gusti son gusti, ma non necessariamente solo perché gli attori sono bravi/belli/famosi poi il film deve essere considerato da tutti un capolavoro. Ho retto a stento fino alla fine e ho un pessimo ricordo. L'epoca non è la stessa del romanzo, anche se una rivisitazione ci potrebbe stare. Ma cambiare la storia, no. Prendere alcuni dialoghi del libro e ficcarli in un contesto in cui non c'entrano niente, no. Prendere i cattivi e trasformarli in buoni perché non si sapeva come far finire in fretta il film, no.

 

Ho ripescato anche un vecchio sceneggiato italiano degli anni '50 con Virna Lisi. Pure questo andrebbe guardato prima di leggere il libro (i non Lettori in questo caso sono fortunati) o il confronto diventa inevitabile. Per l'epoca era sicuramente una novità e credo abbia contribuito a far conoscere Jane Austen in Italia. Però mi è piaciuto poco lo stesso.

Sono un Lettore ingiusto, me ne rendo conto.


 

Vari i film ispirati al romanzo.

Simpatico e niente più il film Alla ricerca di Jane. Ero molto solidale nei confronti della protagonista, innamorata pazza del signor Darcy. Tuttavia sono del parere che, se un uomo del genere esistesse ai giorni nostri, risulterebbe odioso e non se lo filerebbe nessuna ragazza normale.

Oltre ai libri (e film) di Bridget Jones, ovviamente ispirati ai romanzi della Austen, anche in C'è post@ per te con Tom Hanks e Meg Ryan si richiama esplicitamente e più volte Orgoglio e pregiudizio.

So che è stata riscritta pure una versione con gli zombie di Orgoglio e Pregiudizio e che di recente è uscito il film. Mi sa proprio di cretinata, però non giudico ancora. Devo verificare. Se qualcuno sa qualcosa mi faccia un fischio.

 

Ho guardato anche Becoming Jane con Anne Hathaway; è un film che si rifà alla vita di Jane Austen: non so quanto ci sia di vero, probabilmente sono tante le invenzioni visto che si hanno ancora molti dubbi sulla vita della scrittrice, però è proprio un bel film. Molto grazioso. Molto consigliato.

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Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Per i lettori romantici

Ogni tanto persino il-Lettore-qualunque- che-intende-conquistare-il-mondo sente il bisogno di smancerie, soprattutto da adolescente. Per questa ragione il me stesso di una decina di anni fa si è messo alla ricerca di un libro che fosse romantico e al tempo stesso non stucchevole. Detesto le cose sdolcinate perché, come forse avrete intuito, sono un Lettore molto cinico, anche se non lo sono sempre stato.

 


Ho provato Nicholas Sparks, e non mi sconfinferava un granché; Federico Moccia (mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati; dico solo che un suo romanzo inizia con la frase “Katia ha il più bel culo d'Europa”, e già questo scatena profonde riflessioni sul degrado del genere umano). Giunto quasi alla disperazione ho persino letto qualche libro della serie Le Ragazzine, che credo non esista più. Alcuni non erano neanche male, e uno mi è entrato nel cuore per quanto mi ha fatto ridere e un giorno ne parlerò ai cari Lettori in cerca di brutte figure nei luoghi pubblici (perché se lo leggete e scoppiate a ridere all'improvviso su un pullman credo sia ovvio passare per mentecatti).

Alla fine mi son detto che, se volevo qualcosa di romantico, dovevo tornare indietro nel tempo. Sono sempre stato consapevole del fatto di esser nato nell'epoca sbagliata: sono un'anima antica. Anche se ammetto che le comodità dell'acqua corrente, dell'elettricità e ultima, ma non per importanza, dei moderni bagni non sono da sottovalutare. Quindi sarei dovuto nascere in un mondo parallelo popolato da cavalieri e dame, case illuminate e riscaldate, bei water in ceramica bianca e sciacquone annesso.

Chiusa la parentesi, riprendo il racconto: mestamente e senza molte aspettative, sono entrato nuovamente in libreria alla ricerca di qualcosa che mi potesse soddisfare. Ho adocchiato e portato a casa un libro in formato economico con la copertina rigida e una signora ottocentesca stampata sopra. 8,50 euro spesi benissimo. Tanto che se esistesse un'edizione più bella ne spenderei anche il doppio, il triplo – ok, non esageriamo – basta che sia scritto un pelo più in grande (il mio quasi essere una talpa credo sia dovuto alle edizioni economiche dei classici).

Il libro in questione era Orgoglio e Pregiudizio, il primo di Jane Austen che abbia mai letto.

Quel giorno è cominciata una mezza ossessione nei suoi confronti: ho iniziato a stalkerarla comprando tutti i suoi libri e guardando serie tv, film e quant'altro. Alcuni sono capolavori, ma è nei libri che si sente la forza della scrittrice, la sua personalità e la sua intelligenza.

Tenete in considerazione che la Austen è nata in Inghilterra alla fine del '700 e che le donne non avevano tutte le possibilità che hanno qui oggi. Dopo tanti rifiuti, senza mai arrendersi, è riuscita a pubblicare alcuni suoi libri anonimamente, visto che non stava bene che una donna scrivesse romanzi e cercasse di fare carriera, nonostante non fosse l'unica scrittrice dei suoi tempi. Il successo è arrivato dopo, e non ne ha potuto godere a lungo in quanto è morta intorno ai quarant'anni.

È una scrittrice di romanzi d'amore, certo, ma c'è di più. Entrerete in un mondo in cui niente è ciò che sembra, che viene continuamente criticato dalla Austen, a volte in modo non tanto velato, però sempre spiritoso. L'alta società, i balli, l'etichetta sono solo maschere. È un mondo frivolo di persone false, in cui ognuno cerca di soddisfare il proprio interesse, anche economico, e a ciò non si sottraggono nemmeno i protagonisti. Non sono eroi privi di difetti: sbagliano, ammettono i propri errori, si correggono e iniziano ad amarsi solo dopo essersi cambiati a vicenda, col tempo, con calma. Non c'è niente di smielato: riesce ad essere avvincente e a tratti commovente senza cariare i denti dei Lettori.

Alcuni personaggi sono irresistibili, anche più dei protagonisti e non si può non amarli. La signora e il signor Bennet per primi, così agli antipodi, sono il prototipo della coppia mal assortita: lui, fattosi abbindolare dalla bellezza di lei, è rimasto incastrato per il resto della sua vita con la signora e i suoi “poveri nervi”. Le sorelle di Elizabeth, a parte la dolce Jane, sono una più cretina dell'altra. Il cugino, il signor Collins, mi sembra di averlo incontrato molte volte nel corso della mia vita, e non è una fortuna perché non esiste essere più viscido. Del signor Wickam e del signor Darcy non dico nulla. Perché qui si vuole incuriosire i non lettori: leggete e conosceteli! Farete il tifo per uno, odiando a morte l'altro, per poi cambiare lentamente idea.

Leggere il libro forse non è semplicissimo. È stato scritto duecento anni fa, per cui il linguaggio può sembrare complesso. Io, essendo appunto un'anima antica, mi ci sono trovato a mio agio, ma credo possa non essere così per tutti. In ogni caso non arrendetevi. Resistete fino alla fine e cercate di cogliere l'ironia del romanzo, la sua eleganza e leggerezza. Fate un tuffo nella società inglese del passato in cui è una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di buon patrimonio debba necessariamente cercare una moglie. In ogni caso la Austen, in un tempo in cui il matrimonio era tutto, non si è mai sposata.


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