Adesso di Chiara Gamberale

Il Lettore è attualmente in piena crisi da “scrivi, cancella e riscrivi” e non riesce a formulare un pensiero preciso su questo libro.

 

Perché ancora non ha capito se gli sia piaciuto o meno.

 

Dato il suo essere fortemente confuso, per provare a mettere ordine nella sua testa, scriverà solo alcuni fatti certi per poi tirare le somme alla fine.

“Ti capisco e non mi spaventi, Lidia.”

“Che?”

“Ti capisco e non mi spaventi.”

“Pietro, ma sei scemo? Perché mi guardi così?”

“Cambia treno.”

“Cambiare treno?”

“Parti nel pomeriggio.”

“Perché?”

“Andiamo di là e facciamo l'amore.”

“Ma chi?”

“Tu e io.”

“E quando?”

“Adesso.”

 

 


Innanzitutto Chiara Gamberale è una scrittrice che ritrovo due volte nella mia lista di libri da leggere: ci sono Una vita sottile - il suo romanzo d'esordio - e anche Le luci nelle case degli altri, che ha un titolo meraviglioso e probabilmente è nella lista per quello. Probabilmente. O magari perché mi piaceva la trama. Non ricordo.

Altro fatto certo è che Adesso, il suo ultimo romanzo, non era nella mia lista e che, se non mi fosse stato in pratica regalato, l'avrei evitato perché è un romanzo d'amore e il genere mi interessa poco.

Però è un romanzo d'amore atipico. Ed è atipico soprattutto il modo in cui è strutturato.

Per capirci: prima si racconta un episodio della vita di Lidia, poi della vita di Pietro, poi Lidia, poi Pietro, poi loro due insieme.

Questo alternarsi mi ha messo quasi in crisi fin dal principio, però sono riuscito comunque a raccapezzarmici, almeno finché non sono iniziate le "digressioni" della scrittrice. Non credo sia il termine adatto, ma non saprei come altro chiamarle.

Comunque l'avevamo incontrata.

L'Occasione.

Aveva due braccia, due gambe, un'infanzia, un lavoro che sognava di fare e che poi avrebbe fatto, un lavoro che sognava di fare e già faceva, aveva dei denti, una risata strana, un problema di stitichezza, un gatto.

Avevamo cominciato a passeggiare insieme; il tempo, quel vecchio saggio, prima s'era incantato, poi, grazie a chissà quale magica pasticca blu, si era messo a correre velocissimo e all'improvviso ogni notte l'Occasione si addormentava con noi.

Ma poi uno dei due se l'è scordato. Di amare l'altro o di ricordarsi che l'altro lo amava: fa lo stesso.

Quello che segue è comunque uno strazio.

L'Occasione smette di essere un'occasione, la persona smette di essere una persona e noi smettiamo di essere noi.

...


Per Lidia l'Occasione (o amoreterno) era Lorenzo. Per Pietro, invece, il suo primo amore Celeste, piuttosto che l'ex moglie Betti.

Per ragioni differenti, Lidia e Pietro hanno perduto le loro rispettive Occasioni, ma ciò non significa che per loro sia tutto finito, perché il tempo dà la possibilità di incontrarne un'altra capace di far battere nuovamente “quel rosso buffone”.


Io?

Tu.

Non sono pronto.

Nessuno lo è. In verità?

In verità ho paura.

Tanto ormai è successo.

E quando?

Adesso. 

...


E fin qui tutto chiaro, quasi poetico.


Il problema è che la struttura del romanzo si complica ulteriormente quando le persone entrate in contatto con Lidia e Pietro (l'erborista, l'ex compagno di classe, il libraio, la psicologa, la collega, il surfista, l'ex marito...) diventano protagonisti di alcuni capitoli, allo scopo di raccontare l'innamoramento - “la pallina che si muove, sotto le costole, all'altezza della pancia” - da più punti di vista. 

Dunque, da una parte, devo considerare che non è stata una lettura passiva in cui mi lasciavo trascinare dagli eventi, ma qualcosa di più complesso che mi ha costretto ad attivare i neuroni per capire bene di chi e cosa si stesse parlando; però, dall'altra parte, il romanzo non permette un coinvolgimento profondo perché la lettura viene spezzata da questi continui cambi di narratori, oltre che da pagine con su scritte poche parole, e da quelle in cui a parlare è la scrittrice stessa.

Della trama non anticipo nulla perché è un romanzo d'amore e poco c'è da aggiungere. Basti sapere che Lidia è una conduttrice televisiva, una donna piena di energia che vive per le emozioni forti e che rifugge dai porti sicuri. Al contrario Pietro, direttore di scuola e padre attento, a causa dei traumi subiti in passato, tende a reprimere le proprie emozioni e a non correre mai rischi. Un personaggio secondario interessante è l'ex marito di lei, Lorenzo: so che se ne parla anche in un altro libro, motivo in più per recuperarlo.

Altro punto è che la scrittrice sembra avere un certo gusto per ciò che è improbabile - se non addirittura surreale -, ed è un qualcosa che mi piace sempre tanto.

 

E niente. Nemmeno così riesco a trarre delle conclusioni.

Che sia un romanzo originale è certo. C'è disordine solo in apparenza perché, in realtà, i pezzi del puzzle si incastrano bene tra loro, anche se il disegno complessivo lo si coglie dopo un bel po'.

A tratti mi sono un po’ commosso, soprattutto verso la fine, ma più spesso ho sentito una certa distanza tra me e il libro che tenevo in mano. È tutto troppo concettuale e ben pensato. 

In ogni caso con Chiara Gamberale non è finita: devo capire se questo sia effettivamente il suo stile, e abbiamo almeno altri due romanzi in sospeso. 

 

Scrivi commento

Commenti: 0